Lo Zafferano e l’antico velo della sposa medievale

araldo
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November 17th, 2009, 7:21 am #1

Il nome scientifico dello zafferano è “Crocus Sativus Linnaeus” che deriverebbe dal termine ebraico “karkom” modificato dai fenici in “krakhom” mentre il nome sardo è “zaffanau” che come il nome italiano “zafferano” prende origine dal termine arabo “jafaran” trasformato dal persiano “sahafaran” derivante dalla parola “asfar” che significa giallo.
Lo zafferano era molto diffuso tra i popoli antichi .Il suo uso era vario: veniva usato per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi, per tingere le bende delle mummie egiziane. Sfruttandone le prorietà emmenagoghe, le donne egizie lo usavano come abortivo. In Persia era ampiamente usato come afrodisiaco. Anche nella mitologia greca possedeva una valenza erotica: il dio Ermes, consigliere degli innamorati, risvegliava il desiderio sessuale servendosi di questa spezia.
Il mito greco attribuisce la nascita dello zafferano all’amore ardente ma ostacolato dagli dei, di Croco, un mortale, per la ninfa Smilace. I due amanti furono trasformati, lui, nella pianta dello zafferano e lei in quella sempre verde del tasso.
Anche nella mitologia romana lo zafferano è presente collegato alla figura del dio Mercurio protettore dei commerci e dei guadagni che, avendo sbagliato il lancio del disco, colpì a morte il suo amico Crocus e fece tingere del suo sangue il fiore della pianta affinché gli uomini, attraverso il colore ed il nome, lo ricordassero per sempre.
Libri e testimonianze affermano che fu proprio il suo bel colore dorato a colpire la fantasia dei nostri antenati: vesti e veli, come testimonia lo scrittore latino Ovidio nell’Arte di Amare, erano tinti color zafferano e molti cosmetici e medicinali si ottenevano dal fiore prezioso.

Lo zafferano ha offerto il suo bel colore dorato ad abiti sacri e religiosi, dalle toghe degli antichi Egizi all’abito del Dalai Lama, ma è stato usato anche per la tintura dei fili di lana degli splendidi tappeti persiani e per i tessuti del Kashmir e sembra che fin dall’antichità sia stato simbolicamente collegato alla ricchezza materiale ma soprattutto spirituale.
Prezioso come la porpora ,lo zafferano serviva per tingere gli abiti dei re Assiri e dei re d’Irlanda, le calzature dei re di Babilonia, ma anche le bende con cui si avvolgevano le mummie egiziane. Le spose dell’antica Roma portavano dei veli tinti con lo zafferano e questa tradizione giunse fino al Medioevo: le nobili dame sotto gli abiti nuziali indossavano infatti una tunica di seta anch’essa tinta con lo zafferano, probabilmente per le proprietà afrodisiache possedute dalla spezia.

Nelle miniature poi, lo zafferano sostituiva molto spesso l’oro e con esso si tingeva pure il cuoio, inoltre, nei secoli passati aveva usi cosmetici: le donne si tingevano le guance, le labbra, le unghie e i capelli con la preziosa spezia.

I popoli dell’antichità, Egiziani, Greci, Romani, Cinesi e Indiani, se ne servivano per la preparazione di profumi, unguenti e belletti, Cleopatra, ad esempio, lo usava per dare un tocco dorato alla pelle.
Bagni, olii per i massaggi e belletti a base di zafferano erano noti ovunque, e si ritrovano anche “ nell’arte di amare “ araba e persiana.
Oggi in Occidente lo zafferano viene ancora impiegato nell’arte profumiera e, con il rinnovato interesse per la cosmesi naturale, il suo uso è esteso a creme, olii profumati e cosmetici in genere.
Lo zafferano era conosciuto in Italia sin dall’ epoca romana e veniva utilizzato per cucinare la selvaggina, per preparare vini aromatici. Si dice che i cuochi che fossero riusciti ad esaltare i cibi con lo zafferano fossero molto contesi fra le famiglie patrizie, ma la sua diffusione in Europa si ebbe per opera degli arabi. Non sappiamo l’esatta provenienza di questa pianta ma è noto che dopo l’invasione araba della Spagna nel 961 a.C. e il conseguente dominio marittimo dei Saraceni, vi fu un aumento notevole dell’uso di questa spezia in tutto il bacino del Mediterraneo. La Spagna capì rapidamente che lo zafferano sarebbe stato fonte di ricchezza e cercò di ottenere il monopolio della coltivazione. Questo portò all’emanazione di leggi molto severe verso chi cercava di esportare i bulbi fuori dal paese: era prevista la prigione ma perfino la morte. Padre Cantucci, in altri documenti Santucci, inquisitore all’epoca di Filippo II, riuscì a trafugare la pianta portandola in Abruzzo, a Navelli per l’esattezza, che oggi è una delle tre regioni italiane, insieme alla Sardegna ed alla Toscana, dove si coltiva lo zafferano.

Curiosità:
- anche nelle nostre zone interne della Campania e in particolare nella zone di Formicola, nasce spontaneamente questa pianta antica che è tanto ricordata per le sue proprietà. Nella foto un bell’esemplare di “Crocus” scattata nel mese di settembre 2009.
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